Praxis. Scuola di filosofia

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XIII edizione
23-24-25 luglio 2026

Forlì
 
«Pensiero:Macchina»  
 
     
   
Andrea Colombo
Il matematismo del concetto

L’intervento propone di interrogare il senso di un possibile “matematismo del concetto” nel pensiero di Gilles Deleuze. Lungi dall’indicare una riduzione della filosofia a formalismo o a logica, tale espressione designa piuttosto una trasformazione dello statuto del concetto, che viene pensato in termini di problema, struttura e genesi.  
A partire dalla tradizione epistemologica francese — in particolare Léon Brunschvicg, Albert Lautman e Jules Vuillemin — si mostrerà come il riferimento alla matematica non fornisca un modello alla filosofia, ma contribuisca a ridefinire il pensiero come campo di variazione e di differenze. In questo senso, il “matematismo” non riguarda la forma del concetto, ma la sua dinamica interna.
L’intervento metterà inoltre in luce la distinzione deleuziana tra “concetti” e “funzioni”, mostrando come la matematica appartenga al regime delle seconde, mentre la filosofia consiste nella creazione dei primi. Tuttavia, è proprio nella tensione tra questi due registri che emerge una prossimità decisiva: la matematica, nella sua dimensione problematica, offre alla filosofia una risorsa genetica, senza mai confondersi con essa.   
Si tratterà quindi di mostrare come il “matematismo del concetto” non designi una subordinazione della filosofia alla matematica, ma una riconfigurazione del concetto stesso, che ne ridefinisce il ruolo ontologico e la funzione nel pensiero contemporaneo.

Andrea Colombo è assegnista di ricerca all’Università di Udine e professore a contratto di Storia della Filosofia e di Storia della Filosofia Contemporanea presso l’Università di Padova. Il suo lavoro di ricerca si concentra sull’empirismo e sulle sue varie declinazioni nel corso del ventesimo secolo, con particolare attenzione al pensiero di G. Deleuze, W. James e F.H. Bradley. La sua ricerca si è focalizzata sulla relazione tra le scienze e la filosofia, specialmente tra il pensiero di Gilles Deleuze e la matematica contemporanea. È autore di “Immanenza e molteplicità. Gilles Deleuze e le matematiche del Novecento” (Mimesis, 2023) e di “F.H. Bradley e W. James. Un dibattito metafisico alle origini del pensiero contemporaneo” (Mimesis, 2024). Ha anche curato e tradotto “Il corso sulla percezione (1964-1965)” di Gilbert Simondon (Mimesis, 2025), la nuova edizione dei “Saggi sull’Empirismo Radicale” di William James (Mimesis, 2023), la nuova edizione de “Il virtuale” di Pierre Lévy (Meltemi, 2023), la prima traduzione italiana di “Scienza intensiva e filosofia virtuale” di Manuel DeLanda (Meltemi, 2022) e l’ultimo libro di Giuseppe Longo, “Matematica e Senso” (Mimesis, 2021).

 

Diego Donna
Félix Guattari e il “desiderio di abolizione” della macchina

Il problema del rapporto tra razionalità tecnica e forme dell’esperienza attraversa tutta la modernità, dal progetto baconiano di una scienza capace di renderci “maestri e possessori della natura” all’ideale cartesiano di una mathesis universalis, che traduce il sensibile nelle classi d’equivalenza concettuale stabilite dall’intelletto, fino alla characteristica universalis leibniziana, intesa come lingua simbolica capace di rendere calcolabili i rapporti tra le cose. Una tensione destinata a prolungarsi nell’intreccio tra dimensioni corporee, affettive e linguistiche che definiscono le forme del lavoro “sussunte” entro la logica del capitale, come scriveva Marx, e oggettivate nelle macchine. È a partire da questa eredità teorica che Félix Guattari prenderà posizione rispetto alle diagnosi novecentesche degli effetti distruttivi della “razionalità strumentale” in un confronto serrato con i campi di forze – semiotici, materiali e sociali – che determinano le moderne forme di produzione della soggettività. Al centro, il concetto di “macchina autopoietica”, che il filosofo recupera dalle scienze della vita, cercando di sottrarlo a certi esiti tecnocratici del paradigma informazionale, per iscriverlo in un progetto di “ecosofia” come rinnovata forma di critica dell’economia politica.

Diego Donna è Professore associato presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna dove si occupa di storia della filosofia moderna e contemporanea. Doctor Europaeus di ricerca (Università di Bologna/Utrecht) e ricercatore nel quadro del progetto Herméneutique des Lumières (FNS, Université de Genève/Bologna), è stato Visiting Scholar di numerosi centri di ricerca internazionali, fra cui IRPhiL, Université Lyon III, Birkbeck College of London, Princeton University, Utrecht University. Presso il
Dipartimento di Filosofia (Unibo) è membro fondatore del Centro Internazionale di Studi Spinoziani “Sive Natura”, membro del Centro di ricerca Knowledge and Cognition e del gruppo di ricerca Filosofie in traduzione. È coordinatore del gruppo diricerca Illuminismo. Storie e filosofie. Tra le sue pubblicazioni: Spinoza and the Rise of Systems. Reception and Critique in the French Enlightenment (EUP, 2026); I diagrammi della filosofia. Una storia eretica della filosofia contemporanea in Francia (Mucchi, 2024); Dispersione, ordine, distanza. L’Illuminismo di Foucault, Luhmann, Blumenberg (Quodlibet, 2021).

 

Silvia Zanelli
Calligrafie del macchinico: i diagrammi

L’intervento si colloca all’intersezione fra il pensiero di Deleuze e Peirce e convoca due concetti cruciali per far fuoriuscire il pensiero dal perimetro del cervello: la nozione deleuziana di macchina e la nozione peirceana di diagramma. Obiettivo sarà quello di radicalizzare la celebre ipotesi wittgensteiniana per cui si pensa con la penna, per mostrare in atto tutta una calligrafia del pensiero macchinico, che si esprime nei diagrammi. Sullo sfondo di una natura naturans produttiva e tecno-logica, tracceremo cioè i lineamenti di una cosmologia del macchinico che si inscrive nei gesti diagrammatici.  
In ultima analisi tenteremo di mostrare come il macchinico sia un problema che avvolge il reale globalmente, nella sua processualità.

Silvia Zanelli è cultrice della materia in semiotica presso l’Università di Bergamo. È stata titolare di un assegno post-doc nel medesimo ambito disciplinare presso l’Università di Bologna.
I suoi interessi di ricerca riguardano il pensiero di Gilles Deleuze, Charles Sanders Peirce e di Gilbert Simondon, con particolare attenzione per il rapporto tra pre-individualità ed individuazione. Al tema ha dedicato due monografie (Deleuze con Peirce. Un equivoco impossibile per Orthotes e Con-fini. Deleuze, Simondon e il problema dell’individuazione per Castelvecchi), nonché vari articoli scientifici.

Federico Leoni
Come pensare la macchina del pensiero

Abstract: Tendiamo a pensare che le nostre macchine, per esempio la cosiddetta intelligenza artificiale, imitino in qualche misura più o meno ampia e riuscita il nostro pensiero. Ma il fatto è che il nostro pensiero non ci è noto se non perché ne desumiamo qualche tratto da una macchina che prendiamo a modello. Le nostre macchine imitano quindi un pensiero che è imitazione di un'altra macchina. Come pensare e cosa fare di questo paradosso? Che cosa ne segue sul piano di un'epistemologia (e che cosa sul piano di una politica) dell'intelligenza umana?

Federico Leoni insegna Teorie del soggetto e Etica critica all’Università di Verona, dove coordina il Corso di laurea in Filosofia e co-dirige il Centro di ricerca “Tiresia” per la filosofia e psicoanalisi. Tra i suoi libri: Bergson. Segni di vita (Feltrinelli 2021); L’immagine-scatola. Joseph Cornell, Masashi Echigo, Robin Meier (Castelvecchi 2022); Metafisica dello specchio. Anish Kapoor e la poesia delle superfici (Marsilio 2023)

Antonio Ricciardi
Per un (rit)macchinismo generalizzato. Simondon, Guattari, Malafouris.

L'intervento si propone di tracciare un percorso filosofico che ricostruisca l'efficacia e l'importanza di una certa funzione-macchina all'interno dei processi di individuazione sociali, politici e filosofici. In questo senso, la macchina non si configura nei termini di una mera oggettualità in sé conchiusa ed irrelata: al contrario, il macchinico costituisce un campo di propagazioni, risonanze e accoppiamenti entro cui prendono forma soggetti, gesti, ambienti e regimi di sensibilità. Nel mio lavoro sulla piattaforma Netflix, questa dimensione è articolata attraverso la figura della “rit-macchina”, intesa come articolazione di flussi e concatenamenti eccedente la semplice oggettualità tecnica. Questo rumoroso assemblaggio ritmo-macchinico, di volta in volta definito da uno suo specifico nomos, opera mediante ciò che Luciana Parisi e Gregory Chaitin definiscono come una "experimental axiomatics": incessante invenzione di regole che prendono forma a partire dal punto di vista radicalmente alieno cui dà luogo il macchinico.
Attraverso le riflessioni di Gilbert Simondon, mostrerò come l’oggetto tecnico necessiti di essere compreso a partire dai processi di concretizzazione, risonanza interna e individuazione che lo attraversano. Con Félix Guattari, cercherò poi di radicalizzare questa impostazione, facendo emergere, al di là dell’oggetto tecnico, il piano della macchina astratta e dell’eterogenesi macchinica: la macchina come ciò che connette e insieme eterogeneizza componenti materiali, semiotiche, affettive e sociali. Infine, attraverso Lambros Malafouris, proporrò di leggere questi processi come costitutivi del pensiero umano stesso: il pensare non precede il gesto tecnico, ma si dà nell’accoppiamento con la materia, nell’esteriorizzazione operativa che lega mente, corpo e cose in un medesimo processo di material engagement.
Ne segue una tesi generale: il pensiero, nella misura in cui è davvero pensiero pensante, non è ciò che si esercita sulla macchina, ma ciò che si produce dentro un divenire ritmo-macchinico. Pensare significa allora entrare in un regime di co-individuazione (con forze, segni, materiali) all’interno del quale sarà il concetto stesso ad apparire come una tecnologia del reale.

Antonio Ricciardi è un ricercatore indipendente il cui lavoro si concentra sui temi del ritmo, della tecnica e delle nuove tecnologie, con particolare riferimento al pensiero di G. Deleuze, F. Guattari e A. N. Whitehead. Suoi scritti sono apparsi sul Giornale di Filosofia, Mediascapes, Kaiak. A Philosophical Journey, NOT e altre sedi. Ha inoltre svolto attività seminariale presso il corso di Media Studies dell’Università degli Studi di Napoli "L’Orientale". Nel 2026 ha pubblicato per Ombre Corte la sua prima monografia, "La macchina Netflix. Algoritmi, estetica e politica delle piattaforme".

 

Tommaso Morawski
Le mappe della ragione di Kant
Verso un’archeologia degli spazi del pensiero

La relazione ha per oggetto l’immaginazione cartografica dell’Illuminismo, considerato dagli storici come “l’epoca della cartografia”. Si concentra in particolare sulla “geografia della ragione” di Kant e tratta del ruolo che la rappresentazione cartografica della Terra ha svolto rispetto alla costruzione di un immaginario planetario globale, imponendosi altresì come modello per la misurazione del sapere umano e metafora della sua sistematizzazione. L’obiettivo è sviluppare una riflessione sulla medialità delle metafore e la metaforicità dei media, per indagare il significato che la tecnica cartografica e le operazioni ad essa correlate possono aver avuto sull’immaginario filosofico di Kant, sul suo linguaggio, sulle sue strategie argomentative, sul problema della sua forma e della sua rappresentazione. L’attenzione sarà quindi rivolta alla «carticità» della filosofia kantiana. Vale a dire, a quelle pratiche transmediali di scrittura risultanti dal processo di negoziazione tra il testo e la mappa come medium, cioè come uno «specifico sistema di combinazione di segni e come una specifica forma di elaborazione della conoscenza»

Tommaso Morawski è RTT in estetica presso il DIAP (Dipartimento di Architettura e Progetto) della Sapienza – Università di Roma. Dopo il dottorato in Filosofia e storia della filosofia (2017), ha svolto attività di ricerca presso la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte (2018-2020 e poi 2023-2024), la Bauhaus-Universität Weimar (2020-2022) e la SUPSI di Mendrisio (2024-2025). Collaboratore della CiEG, è anche membro della direzione editoriale della rivista «Pólemos. Materiali di filosofia e critica sociale». Le sue pubblicazioni includono la monografia Mappe della ragione. Kant e la medialità dell'immaginazione cartografica (2024) e i due volumi che ha co-curato Urban Forms of Life. Per una critica delle forme di vita urbana (D’Ammando, Morawski, Velotti 2023) e Earthscapes. Le conseguenze della visione della Terra dallo spazio (Morawski, Vegetti 2023).

 

Francesco Emilio Restuccia
Flusser e la tecnica come epitesi

L’intervento propone una rilettura del pensiero di Vilém Flusser a partire dalla nozione di tecnica come epitesi, mettendo in luce la tensione tra dimensione antropologica e storica della tecnica. Figura liminale tra Europa e Brasile, tra filosofia, linguaggio e media studies, Flusser sviluppa una riflessione che nasce dall’esperienza delle tecnocrazie novecentesche e dall’incontro con le pratiche artistiche sperimentali legate alla cibernetica e all’immagine tecnica.
Nei saggi La leva passa al contrattacco (1989) e La fabbrica (1991), Flusser elabora un’antropologia della tecnica: ogni oggetto tecnico è una registrazione di gesti produttivi e operativi, una traccia attraverso cui è possibile risalire alla forma di vita che lo ha generato. La tecnica, in questo senso, non è semplice protesi del corpo, ma dispositivo simbolico che articola e trasforma l’umano. Da qui il concetto di epitesi: se gli strumenti estendono il corpo verso l’esterno, retroagiscono anche verso l’interno, modificando schemi percettivi e operativi.
Questa dinamica è descritta da Flusser attraverso il concetto di “contrattacco” (Rückschlag), che rielabora il feedback come processo trasformativo: l’uomo produce gli strumenti, ma gli strumenti, a loro volta, producono l’uomo. Non esiste dunque una natura umana originaria da cui la tecnica devierebbe; l’essere umano è fin dall’inizio un essere tecnico, costretto a adattarsi agli ambienti che costruisce.
A questa prospettiva si affianca una storia della tecnica articolata in quattro stadi – mani, strumenti, macchine, apparati – ciascuno fondato su diversi regimi di sapere. Con gli apparati, che simulano il sistema nervoso e operano sul piano informazionale, il “contrattacco” diventa più rapido e pervasivo, trasformando il lavoro in gioco e la società post-industriale in una grande scuola.


Francesco Emilio Restuccia è docente di storia e filosofia al liceo. Collabora con la cattedra di Estetica della Sapienza – Università di Roma, dove è stato assegnista e ha fatto parte del gruppo di ricerca “Aesthetics & therapeia”. Ha svolto periodi di ricerca presso l’UdK di Berlino, l’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3 e l’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma. Si occupa di storia dell’estetica e di filosofia della tecnica, con particolare attenzione alle categorie di esteriorizzazione e secolarizzazione. È autore di Il contrattacco delle immagini. Tecnica, media e idolatria a partire da Vilém Flusser (Meltemi, Milano 2021).

 


Filippo Domenicali
Il sistema filosofico come macchina di pensiero

Che cos'è un sistema filosofico? E perché i sistemi filosofici sembrano essere costitutivamente plurali, dato che di fatto non si è mai riusciti (e probabilmente ciò non accadrà mai) a ridurre il loro numero sulla base di un criterio comune da parte dei filosofi che se ne occupano? Qual è la verità di ognuno? Queste e altre domande hanno orientato la ricerca che Martial Gueroult ha condotto per oltre mezzo secolo, e a cui ha dato il nome altisonante di Dianoematica. Si tratta di un'indagine sistematicamente condotta sulla natura e la struttura delle dottrine filosofiche presenti di fatto nella storia. Eppure, secondo Gueroult, la stessa adozione di un sistema, o di una dottrina filosofica prestabilita (idealismo, realismo, positivismo, fenomenologia ecc.), da parte del soggetto che si accinge a filosofare, costituisce già di per sé un atto filosofico maggiore, che comporta enormi conseguenze. Secondo l'autore, infatti, si tratta di un atto ingiustificabile razionalmente, frutto di un'intuizione, o di un peculiare “sentimento di realtà”, che costituisce la più alta espressione della libertà originaria del soggetto filosofante che “pone” una certa esperienza diretta della “realtà” come reale. Ma da questo atto assolutamente contingente e storicamente situato scaturiscono una serie di conseguenze che si rivelano sempre più necessarie, e che di fatto limitano un po' alla volta la libertà del soggetto a mano a mano che la costruzione progredisce. Così si giunge alla situazione, apparentemente paradossale, nella quale da premesse assolutamente contingenti si perviene a conseguenze razionalmente necessarie, inattaccabili. Di qui la questione che ci proponiamo di esaminare nel corso del nostro intervento: il sistema filosofico, così concepito, può essere paragonato a una “macchina di pensiero”

Filippo Domenicali, PhD in Filosofia presso l'Università di Ferrara, ha svolto attività di ricerca presso le Università di Genova e Lione, e attualmente è docente di filosofia nei licei. Nei suoi studi si è occupato soprattutto di filosofia francese contemporanea, con particolare attenzione alla galassia (cosiddetta) “post-strutturalista” (Deleuze, Foucault, Bourdieu) e alla sua “genealogia” filosofica (Tarde, Souriau, recentemente Gueroult). È autore di tre monografie: Biopolitica e libertà. Dieci capitoli su Foucault (Napoli-Salerno 2018); Il pensiero come prassi. Guida alla lettura della “Terminologia filosofica” di Th.W. Adorno (Ferrara 2018); e Deleuze. Filosofia di una vita (Roma 2023, con P. Vignola), oltre che di numerosi saggi in volume e su rivista.

 

Giulia Bernard
La filosofia alla prova della sua esecuzione: il problema del discorso nel sistema hegeliano berlinese

Quale relazione intrattiene la filosofia con gli spazi istituzionali e i modi che ne rendono possibile la riproduzione? E che cosa implica, per la determinazione del suo concetto, il fatto di darsi come un sapere che può essere appreso e insegnato? L’intervento assume come filo conduttore il tentativo hegeliano di problematizzare in forma immanente la questione dello statuto della filosofia. In questo quadro, al centro dell’analisi è la nozione di esecuzione discorsiva, intesa come il modo in cui la filosofia espone insieme le condizioni della sua effettività e la possibilità della sua crisi. Da un lato, l’esecuzione discorsiva designa le forme in cui la filosofia si articola – trattati, manuali, lezioni – e nelle quali si lasciano interrogare filosoficamente i processi critici di formazione (Bildung) delle soggettività implicate nel suo discorso. Dall’altro lato, l’esecuzione discorsiva nomina l’esposizione costitutiva della filosofia al rischio di perdersi, di diventare qualcosa d’altro nel momento stesso del suo esercizio: un sapere non pienamente critico perché incapace di oggettivare fino in fondo la propria riproduzione. L’ipotesi che guida l’intervento è che la filosofia, in Hegel, si giustifichi non nonostante questo rischio, ma precisamente in esso. Ripensare la capacità della filosofia di giustificarsi in questo rischio significa, oggi, mettere alla prova la possibilità stessa di un sapere critico e trasformativo.

Giulia Bernard è assegnista di ricerca in Filosofia teoretica presso l’Università di Padova. Ha studiato all’Università di Padova, alla Scuola Galileiana di Studi Superiori (Padova) e alla Friedrich-Schiller-Universität Jena. Dopo aver conseguito il dottorato in cotutela tra Padova e la Ruhr-Universität Bochum, è stata borsista di ricerca presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. La sua ricerca si concentra sulla filosofia classica tedesca – con particolare attenzione a Hegel, Kant, Schelling, Jacobi e Herder – nonché sulla metafilosofia e sulla filosofia della religione. È autrice di L’esecuzione discorsiva della filosofia. Il sistema hegeliano berlinese (Pubblicazioni di Verifiche, Padova University Press, 2025) e di contributi apparsi in riviste e volumi collettanei. Ha inoltre co-curato numeri speciali di rivista – tra cui Kant 1724-2024: Perspectives and Interpretations (Verifiche, 2025, con G. Tomasi e B. Santini), Speculative Thinking (Rivista di Estetica, 2024, con L. Illetterati e Z. Kobe) e Reason in Check: Philosophy of Religion in Classical German Philosophy (Verifiche, 2023, con B. Santini) – e il volume Hegel and Feminism (Bloomsbury, in corso di pubblicazione, con B. Jovicevic e K. Koch).


Giovanni Matteucci
La macchina immaginativa del pensiero traduttivo

L’intervento propone di interrogare la traduzione filosofica come una pratica in cui il pensiero manifesta il proprio carattere macchinico. La traduzione rimette in moto il pensiero e, al tempo stesso, ne asseconda il movimento interno: non opera dall’esterno su contenuti già formati, ma interviene nel loro stesso processo di articolazione. In questo senso, il carattere “macchinico” del pensiero non rinvia a un automatismo meccanico, bensì a una dimensione mediale dell’operare, irriducibile all’alternativa tra attività e passività, produzione e ricezione.
A partire da questa prospettiva, l’intervento distinguerà lo scrivere dal semplice trascrivere, ascrivere o inscrivere. Scrivere significa dar corso a una segmentazione discreta della densità di flusso dell’operare mentale che chiamiamo pensare. La scrittura non registra un pensiero già dato, ma ne organizza il movimento secondo regole immanenti che intensificano la normatività logica e grammaticale del parlare. La traduzione rende particolarmente visibile questa dimensione: traducendo, il pensiero viene riarticolato attraverso vocaboli, frasi e opere che modificano continuamente il proprio valore in funzione del contesto speculativo in cui operano.
Orizzonte complessivo dell’intervento sarà l’idea della traduzione come ecologia del pensiero: una macchina incarnata che opera attraverso ritmo, gesto, pratica e articolazione di campi esperienziali, ove diventa manifesto come l’immaginazione traduttiva funzioni anzitutto come struttura non-rappresentazionale di operatività.

Giovanni Matteucci insegna Estetica all’Università di Bologna. La sua ricerca riguarda il nesso tra prassi percettiva, processi formativi e pratiche espressive nel campo relazionale esteso del sensibile. È autore di numerosi saggi e diversi volumi, tra i quali: Il sapere estetico come prassi antropologica (2010), L’artificio estetico (2012), Il sensibile rimosso (2015), Estetica e natura umana (2019). Ha curato l’edizione italiana di classici del pensiero contemporaneo tedesco (Dilthey, Cassirer, Adorno, Fink) e anglo-americano (Dewey, Langer, Wollheim, Berleant), oltre a volumi collettanei su vari aspetti del dibattito attuale in ambito estetico. Dirige la rivista “Studi di estetica”.

 

►Moderatori

Alessandra Campo (Roma) è assegnista di ricerca in filosofia presso l’Università degli Studi dell’Acquila e membro del Centro di Psicoanalisi e Filosofia Après-Coup presso la stessa università. Da diversi anni si occupa dei rapporti tra filosofia e psicoanalisi con particolare riguardo alle implicazioni metafisiche e cosmologiche della teoria freudiano-lacaniana (Bergson, Whitehead, Deleuze). Ha curato il volume "L’Uno perverso. L’uno senza l’altro: una perversione?" (L’Aquila, 2018). Ha pubblicato con Mimesis (2018) "Tardività. Freud dopo Lacan" e con Aesthetica Edizioni (2020) "Fantasma e sensazione. Lacan con Kant"

Daniele Poccia (L’Aquila, 1983), ricercatore indipendente, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia (l'Università del Salento/La Sorbonne Paris IV) ed è stato titolare di due assegni di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Aquila. La sua ricerca, a cavallo tra estetica, filosofia della scienza e filosofia politica, verte sui problemi – dall’impatto della digitalizzazione alle trasformazioni della città – tipici della contemporaneità, come su alcune questioni generali dell’epistemologia della biologia e della tecnologia, nei loro reciproci rapporti. Ha tradotto Henri Bergson (Sul segno, Textus 2011), curato due antologie di testi rispettivamente di Raymond Ruyer (La superficie assoluta,Textus, 2017) e di Louis Weber (Il ritmo dell’immanenza, Mimesis 2022) e il corso su L'idea di tempo (Textus 2024), sempre di Bergson. Ha partecipato alla redazione del volume Immanenza: una mappa (a cura di R. Ronchi e R. Panattoni, Mimesis 2019) e contributo al progetto Storia di un albero - History of a tree (Silvana Editoriale, 2020), di Flatform. È membro del collettivo di ricerca interdisciplinare CCCC (Cybernetics, Chaos, Catastrophe, Complexity). Da tanti anni partecipa alle attività del comitato post-sisma ‘3e32’, nella sua città natale. Ha scritto per DoppiozeroLe parole e le cose e Dinamopress

 

Sandro Palazzo Professore a contratto di filosofia teoretica presso l’Università di Pavia. Dottore di ricerca presso l'università di Bologna, si è perfezionato presso l’École normale supérieure di Parigi. Si è occupato di filosofia francese del secondo Novecento e di filosofia classica tedesca. Ha pubblicato di recente la monografia Hölderlin e Sofocle (Mimesis 2025), e sono in corso di pubblicazione alcuni scritti su Deleuze, Hölderlin e Kant. Ha curato la prima edizione italiana di Logique et existence di J. Hyppolite (Bompiani 2017), e la prima traduzione italiana delle lezioni di Deleuze su Kant del 1978 (Fuori dai cardini del tempo, Mimesis 2004) e di Ricerca della base e della vetta di R. Char (Mimesis 2011). Tra i numerosi testi dedicati a Deleuze si menziona in particolare la monografia Trascendentale e temporalità (ETS 2013) in cui ha approfondito i rapporti tra il pensiero deleuzeano e la filosofia kantiana e postkantiana. Si è quindi occupato della speculazione fichtiana; in proposito ha pubblicato Figure del trascendentale: vita e concetto in Fichte e Deleuze («Rivista di filosofia neoscolastica», Gennaio-Giugno 2018), Atto, differenza, contingenza (in Principio, metodo e sistema nella Filosofia Classica Tedesca, Inschibboleth 2019); Struttura autoriflessiva del pensiero e intuizione intellettuale («Il Pensiero», LXI, 2022). Sta lavorando ora a una monografia su Autoriflessività e ontologia trascendentale. Cartesio, Kant, Fichte.

Paolo Vignola PhD in filosofia, insegna Filosofia della letteratura, Teoria letteraria e Letteratura e Nuove Tecnologie presso la Universidad de las Artes de Guayaquil, Ecuador. È membro del comitato scientifico di «Etica&Politica», co-fondatore della rivista internazionale di filosofia «La Deleuziana» e membro di vari network internazionali. La sua ricerca articola filosofia contemporanea, estetica, ecologia politica, filosofia della tecnologia, e consta di più di cento pubblicazioni scientifiche, in italiano, inglese, spagnolo e francese.

 

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► sede dei corsi: Campus Universitario - Teaching Hub, aula 12 - viale Corridoni n. 20, Forlì

Teatro Félix Guattari - via Orto del fuoco 3, Forlì

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Edizioni

2024. Organo, organismo, organologia: verso un novum organum?
2023. Che cosa significa pensare? Mente Macchina Natura
2022. Il genere della filosofia
2021. Aisthesis/sensazione
2020. Coscienza/autocoscienza
2019. Atto libero
2018. Nel segno dell'uno
2017. Il possibile e il reale
2016. Tecnica e vita
2015. Filosofia dell'evento.iL'evento della filosofia
2014. Esperienza e verità

 
   

►info
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